Campanili d'Italia

Pastena: il borgo delle grotte e delle ciliegie

A 318 metri di altitudine, in una posizione che sembra disegnata apposta per un borgo, si incontra Pastena: una sella tra i monti Cimate e Solo, nel cuore dei monti Ausoni. L’impianto circolare del paese, con case addossate e vicoli che si rincorrono verso la piazza centrale, racconta subito la sua natura medievale. Intorno, il paesaggio si apre in scenari diversi: a ovest e a sud emergono le vette boscose del Cappello, del Calvilli e dello Schierano, profumate di resina e di erbe selvatiche; al centro si estende una fascia collinare punteggiata di uliveti, che degrada verso la piana fertile della Madonna delle Macchie. In primavera i ciliegi in fiore tingono la campagna di bianco, mentre a giugno i rami si riempiono di frutti rossi e lucidi, preludio a una delle feste più attese del paese.

Dalle origini ai giorni difficili della guerra

Secondo la tradizione, il nome Pastena deriverebbe dal latino pastinare, cioè “rivoltare la terra per renderla coltivabile”: un riferimento chiaro alla vocazione agricola del borgo. Le prime tracce di vita organizzata rimandano ai Volsci, mentre in epoca medievale la rocca – ricostruita nel 1227 dalla potente famiglia romana dei Del Drago – divenne presidio di confine tra Stato Pontificio e Regno di Napoli.
La storia recente porta i segni dolorosi della Seconda guerra mondiale. Inserita lungo la linea Gustav, Pastena fu colpita da bombardamenti e rastrellamenti. La popolazione, costretta ad abbandonare le case, trovò rifugio nelle grotte carsiche che abbondano nel territorio. Quelle stesse cavità che oggi attirano turisti da tutto il mondo furono, per mesi, rifugio sicuro per sfollati e famiglie intere, simbolo di resistenza e di solidarietà.

Le grotte: un viaggio nel cuore della terra

A poco più di quattro chilometri dal centro abitato si apre lo spettacolo delle Grotte di Pastena, scoperte nel 1926 dal barone Carlo Franchetti e subito considerate tra le più affascinanti d’Italia. Entrarvi significa intraprendere un viaggio in un mondo sospeso, fatto di concrezioni calcaree, laghetti limpidi e cascate sotterranee.
Il percorso turistico si snoda tra due rami: quello attivo, con il fiume sotterraneo che scorre rumoroso tra le rocce, e quello fossile, silenzioso e solenne, dove stalattiti e stalagmiti assumono forme curiose, quasi sculture naturali.

Ogni sala ha un nome evocativo: la Sala del Lago Blu, con una cascata di dieci metri che si getta in acque trasparenti, o la Sala del Salice Piangente, dove una colonna di pietra ricorda un albero dalle fronde ricadenti. L’umidità impregna l’aria, il gocciolio delle acque accompagna i passi, e il fresco avvolge come un mantello.
Le grotte non sono solo un prodigio naturale: hanno restituito reperti preistorici di enorme valore, tra cui un’ascia e un pugnale in bronzo databili al XV secolo a.C. Oggetti deposti nei laghetti come offerte rituali, legati a culti che veneravano l’acqua e le divinità della natura.

Il borgo medievale e la piazza del Maggio

Risalendo al centro storico si incontra la cinta muraria lunga circa 650 metri, rinforzata da torri rotonde e quadrate – oggi quindici delle venticinque originarie – e dalle due antiche porte, Porta Roma e Porta Napoli. Al culmine del borgo si apre Piazza del Maggio, cuore pulsante del paese. Qui si staglia la Collegiata di Santa Maria Maggiore, fondata nell’XI secolo: al suo interno, affreschi medievali e la reliquia della Santa Croce richiamano pellegrini e visitatori.
Poco distante si trova la casa paterna di Nino Manfredi, uno dei grandi volti del cinema italiano. Trasformata in spazio culturale, ospita mostre fotografiche e una scuola di teatro, mantenendo vivo il legame tra il borgo e il celebre attore.

Il Museo della Civiltà Contadina e dell’Ulivo

Per comprendere davvero l’anima del paese basta varcare la soglia del Museo della Civiltà Contadina e dell’Ulivo, ospitato nell’ex frantoio comunale. Tredici sale raccontano due secoli di storia agricola: macine e torchi, attrezzi per il grano, camere da letto semplici, tessuti grezzi. L’odore dell’olio, il legno consumato degli aratri e gli utensili dei mestieri riportano alla vita quotidiana di una comunità che ha saputo trasformare la fatica in cultura.

Photo credit Sito web Comune di Pastena

La Sagra delle Ciliegie: festa di colori e sapori

Se le grotte rappresentano la meraviglia naturale, le ciliegie sono l’emblema della festa. La Sagra delle Ciliegie di Pastena, nata nel 1936, è una delle più antiche d’Italia. Ogni prima domenica di giugno il borgo si anima: le contrade allestiscono carri allegorici decorati con frutti, fiori e nastri, in una competizione che unisce creatività e tradizione. Al termine della sfilata, le ciliegie fresche vengono distribuite tra i partecipanti, tra musica popolare, balli e canti. L’aria profuma di frutta appena raccolta e l’atmosfera diventa quella di una grande festa collettiva, che richiama visitatori da tutta la Ciociaria e oltre.

Sapori autentici della cucina pastenese

La cucina di Pastena conserva ancora oggi i sapori genuini della tradizione contadina, in cui ogni ingrediente racconta la storia di un territorio. Accanto all’olio extravergine d’oliva, frutto prezioso degli uliveti che punteggiano le colline, spiccano i piatti che un tempo sostenevano le famiglie nei giorni di lavoro nei campi. Le sagne e fagioli, pasta fresca tirata a mano e condita con legumi e pomodoro, rappresentano forse il volto più sincero di questa cucina, semplice ma sostanziosa. Nelle fredde giornate invernali, invece, nulla scaldava quanto una polenta fumante, arricchita da sughi di carne robusti, spesso preparati con salsicce o spuntature.

Non mancavano i piatti nati dalla necessità di non sprecare nulla, come il pane cotto con verdure di campo, che trasformava gli avanzi in un pasto gustoso e nutriente. A completare la tavola vi erano i formaggi di pecora e di capra, dal sapore intenso, spesso accompagnati dal miele prodotto nelle campagne circostanti. Per chiudere in dolcezza, le case profumavano di ciambelline al vino e di crostate fatte in casa, farcite con marmellate di frutti di bosco. Durante la sagra di giugno, però, sono le ciliegie a diventare protagoniste assolute: gustate fresche appena raccolte, trasformate in conserve o impiegate per arricchire dolci che raccontano il legame indissolubile del borgo con la sua terra.

Un borgo che unisce natura e memoria

Pastena è un borgo che sorprende per la capacità di fondere natura, storia e tradizione. Le grotte raccontano l’eternità della terra, le mura medievali custodiscono il ricordo di secoli di battaglie, il museo e la sagra riportano in vita la civiltà contadina. Passeggiare tra i vicoli o scendere nelle cavità sotterranee significa toccare con mano una storia che continua a pulsare, fatta di resilienza, di comunità e di una bellezza discreta ma potente.